Tutto quello che il tifoso del Napoli vuole e deve sapere

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Napoli discute sulla puntata Maradona-clan, Saviano: “Ho spiegato come hanno usato questo per denigrarlo”

Non solo pallone

Non è piaciuta a tutti la puntata di mercoledì 25 marzo del programma “La Giusta Distanza“, format di Roberto Saviano in onda sugli schermi di La7. Il popolarissimo autore di “Gomorra” ha raccontato gli anni di Diego Armando Maradona a Napoli e i suoi rapporti con la criminalità organizzata, in particolare con Luigino Giuliano,’o Rre di Forcella.

Il colpo grosso di Saviano è lo spezzone di intervista all’ultimo figlio del boss, il 47enne Salvatore che già in età adolescenziale aveva iniziato a nutrire seri dubbi sul contesto criminale in cui era cresciuto, fino ad una decisa presa di distanza dal padre.
Saviano ha raccontato le glorie sportive di Maradona e le contraddizioni dell’uomo, il figlio riconosciuto solo dopo molti anni, i rapporti con Ferlaino, la mancata cessione al Marsiglia, le foto pubblicate dal quotidiano Il Mattino che ritraevano Diego con esponenti della famiglia Giuliano, inclusa quella della famosa vasca e incluso un documento riguardante il sequestro delle stesse foto avvenuto già nel 1986. Salvatore ha spiegato a Saviano che il padre Luigi non ha mai conosciuto Maradona perché a quel tempo era ristretto in carcere.

Tra le interviste anche quella ad un ormai anziano Fernando Signorini, storico preparatore atletico personale del Pibe de Oro. Signorini ha raccontato che Maradona aveva iniziato ad assumere cocaina già dai tempi di Barcellona e di come questa dipendenza sia stata acuita dalle pressioni intollerabili per un ragazzo cresciuto nella malfamata periferia di Buenos Aires e finito nella Napoli dominata dai clan passando per l’agrodolce esperienza catalana.

ITALIA-ARGENTINA: LE BUGIE SUI NAPOLETANI

Saviano ha dedicato molto spazio alla semifinale Italia-Argentina giocata a Napoli nell’estate del 1990 ricostruendo come i tifosi napoletani presenti (molti erano provenienti dal Nord perché i biglietti erano stati venduti nelle ricevitorie del Nord proprio per il rischio che qualcuno di troppo si schierasse con l’Argentina) rimasero colpiti da fischi e insulti a Maradona poco dopo il pareggio di Caniggia. Come i russi a Mosca in un celebre film della saga “Rocky”, i napoletani non permisero che il loro idolo venisse maltrattato a casa loro. “La tifoseria non si è mai messa contro l’Italia – ha spiegato Saviano – Ha solo protetto Maradona per far capire a tutti che loro erano Diego e che erano disposti a perdonargli tutto“.

Signorini ha parlato delle manipolazioni della stampa in occasione della fuga di notte dopo la squalifica per doping nella primavera del 1991. Da questo episodio Saviano ha tratto ispirazione per raccontare il definitivo declino di Maradona fino alla prematura morte avvenuta nel novembre del 2020 e la sua successiva elezione a “Santo” da venerare, da consultare, a cui chiedere qualcosa, un San Gennaro dei tempi moderni.
Il parallelismo con il declino dell’impero criminale dei Giuliano, anch’essi finiti in solitudine come Diego, non è piaciuto a tutti, soprattutto a chi è stanco dei soliti stereotipi. Di qui la precisione finale di Saviano: “Troppe volte il rapporto tra Diego e i clan è stato utilizzato per denigrarlo, invece andava raccontato come fosse difficile per Maradona vivere nella Napoli dominata dai clan“.
Dopo la puntata, andata in onda in prima serata, La7 ha trasmesso il film “Pelè”, realizzato nel 2016  in onore del grande campione brasiliano che ha vissuto 40 anni di dualismo (inventato da altri) con Maradona.

Guarda la puntata: https://www.la7.it/la-giusta-distanza/rivedila7/la-giusta-distanza-maradona-giuliano-26-03-2026-638727

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